Nello svolgimento di un processo, sia civile che penale, il thema decidendum può richiedere delle competenze tecniche specifiche e settoriali, che possono esulare la competenza del giudice, chiamato a risolvere giudizialmente la controversia.

Le cause possono avere ad oggetto (petitum) innumerevoli risvolti della realtà quotidiana e lavorativa, si passa dai meri conflitti condominiali per attribuzioni delle rispettive responsabilità, agli errori medici fino ad arrivare all’infortunistica stradale, solo per citarne alcuni esempi.

Ebbene, in tutte queste situazioni il giudice può farsi coadiuvare, ai fini della risoluzione in concreto del giudizio, da un esperto del settore che prende il nome di consulente tecnico di ufficio (CTU).

In risposta a tale figura le parti processuali, possono farsi autorizzare dal giudice a nominare un proprio consulente tecnico di parte (CTP).

Chi è il consulente tecnico di ufficio

Il consulente tecnico di ufficio, più noto con la sigla di CTU, è un professionista con specifiche competenze; può trattarsi di un medico legale, un ingegnere, un geometra ecc., a cui la Legge, così come disposto dall’articolo 357 c.p, attribuisce il ruolo di pubblico ufficiale, in quanto coadiuva l’attività del giudice, ponendosi come suo ausiliario.

La consulenza tecnica si ascrive nella categoria dei mezzi di prova, ovvero quei mezzi che la Legge consente di utilizzare al fine di ricercare le prove necessarie per convincere il giudice della veridicità di un fatto.

La CTU, pertanto, non sottrae le parti dal proprio onere probatorio, in quanto non assume il valore di prova autonoma e certa.

Tale mezzo di prova è subordinato alla volontà del giudice e può essere richiesta d’ufficio o su istanza di parte; va specificato che la richiesta di parte è comunque subordinata all’accettazione discrezionale del giudice.

 

Oggetto della consulenza tecnica di ufficio

Il consulente tecnico di ufficio è un professionista con specifiche competenze settoriali chiamato a rispondere sulla risoluzione di determinati quesiti tecnici, che prescindono le competenze e le conoscenze del giudice.

Con riguardo al suo incarico, è possibile distinguere:

  • il consulente “deducente“: si tratta della situazione in cui il consulente tecnico di ufficio è chiamato a dare il suo parere professionale su fatti e dati, precedentemente provati, ossia una mera analisi di fatti, di cui si è già ampiamente provata la sussistenza;
  • il consulente “percipiente“: si tratta invece della situazione in cui il CTU non svolge una mera analisi dei fatti, ma è la sua stessa perizia (quesiti, sopralluoghi, indagini) ad assumere valenza di prova oggettiva.

 

Come viene scelto il consulente tecnico di ufficio

Il consulente tecnico di ufficio è scelto, tra i professionisti iscritti in appositi albi, depositati presso la cancelleria del Tribunale competente.

Tali albi sono divisi in categorie professionali in sottogruppi.

Tuttavia, vi sono casi in cui il giudice, può decidere di nominare un consulente tecnico di ufficio, prescindendo dalla sua presenza in questi albi, laddove ritenga non via siano esponenti che abbiano le caratteristiche tecniche necessarie per una perizia ottimale.

In questo caso il giudice dovrà ampiamente motivare la sua scelta ed ottenere l’approvazione del Presidente del Tribunale.

 

Nomina del consulente tecnico di ufficio

La nomina del consulente tecnico di ufficio è regolata dall’articolo 61 del Codice di Procedura Civile, in base al quale, il giudice, discrezionalmente, può nominare uno o più CTU, laddove dalla controversia risulti necessaria la conoscenza di specifiche conoscenze tecniche e settoriali, di cui lo stesso è ignaro.

La nomina avviene con ordinanza istruttoria, con la quale vengono precedentemente indicati i quesiti su cui si svolgerà la perizia.

L’ordinanza viene notificata alle parti processuali e al consulente tecnico nominato ad opera della cancelleria del Tribunale competente, tramite ufficiale giudiziario.

Il consulente tecnico di ufficio nominato ha l’obbligo giuridico di compiere l’attività richiesta dal giudice, tuttavia, al pari dello stesso, può richiedere di astenersi, laddove ricorrano i motivi di cui all’articolo 51 c.p.c ( parentela, interesse nel giudizio ecc.).

L’astensione è subordinata, ai sensi dell’articolo 192 c.p.c, alla presentazione di un’istanza da parte del consulente tecnico nominato, almeno tre giorni prima della fissazione di udienza di giuramento.

 

Attività del consulente tecnico di ufficio

Il consulente tecnico, prima di procedere alla sua attività peritale, deve presenziare all’udienza, indicata nell’ordinanza di nomina, al fine di accettare l’incarico e prestare contestuale giuramento.

In fase di giuramento, il CTU deve farsi autorizzare dal giudice al compimento di determinate attività, nel caso, ai fini del suo incarico, egli abbia bisogno di:

  •  accedere ai fascicoli;
  •  effettuare sopralluoghi;
  •  servirsi di ulteriori esperti;
  •  denaro per espletare le sue funzioni.

Nell’udienza di giuramento il giudice stabilisce i termini perentori che lo stesso dovrà osservare nella redazione della perizia tecnica, ed indica alle parti i termini entro cui presentare osservazioni o nominare un proprio consulente di parte.

Il consulente ha l’obbligo, in base all’articolo 195 c.p.c di redigere una relazione scritta, che dovrà dapprima inviare alla parti.

Le parti possono presentare osservazioni, sottoposte al giudizio del CTU ed egli potrà accoglierle o rigettarle, in questo ultimo caso dietro giusta motivazione.

Una volta terminata la perizia, il consulente tecnico di ufficio deve presentare la stessa al giudice, insieme alla relazione il CTU deve far richiesta di liquidazione della propria parcella.

La forma deve essere scritta e su carta bollata.

Una volta presentata la relazione, il giudice non ha l’obbligo di conformarsi alla stessa; rientra infatti nelle sue facoltà, disattendere la relazione, con l’obbligo però di motivare le ragioni del rifiuto  (principio del judex peritus peritorum).

Le parti sono autorizzate a presentare osservazioni sulla relazione personalmente o con l’ausilio di una consulenza tecnica di parte.

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La consulenza tecnica di parte

La consulenza tecnica di parte, nota con la sigla di CTP, è disciplinata alla stregua dell’articolo 201 c.p.c; in concomitanza con l’ordinanza in cui il giudice nomina il consulente di ufficio, si assegna alle parti processuali un termine entro cui nominare un proprio consulente di parte.

La nomina, pertanto, del CTP è subordinata a quella del CTU.

Il CTP è un esperto di parte, che non necessariamente deve far parte degli albi presenti in Tribunale; va precisato che la stessa parte può assumere tale ruolo.

La sua nomina è facoltativa e la sua funzione è meramente difensiva, al pari del CTU può assistere alle udienze, con la facoltà di apporre osservazioni alla perizia di ufficio.

Un esempio di consulenza tecnica di parte può essere lo studio della dinamica di un incidente stradale, attraverso una ricostruzione cinematica, effettuata da tecnici e specialisti di parte, per rafforzare la propria posizione durante il processo.

A differenza del consulente di ufficio, egli non è subordinato ad alcun giuramento, è semplicemente un consulente di parte, esperto della materia del contendere, pagato dalla parte stessa che lo nomina.

Le spese della perizia di parte possono essere addossate sulla parte soccombente in causa di vittoria del giudizio.