Tra le problematiche più serie e frequenti degli anziani, il precario equilibrio e le conseguenti cadute presentano tassi di mortalità e di infortunio elevati.

Una caduta infatti può provocare lesioni anche molto gravi, come la frattura degli arti, dell’anca, traumi cranici e danni cerebrali che possono causare disabilità permanenti e addirittura il decesso della persona.

Le strutture sanitare, le case di riposo o di cura e le residenze sanitarie assistenziali (R.S.A.) possono essere ritenute responsabili nella maggior parte dei casi di caduta accidentale del paziente anziano.

Si stima purtroppo che tra i soggetti anziani ospedalizzati solo la metà sopravviva più di un anno dopo una caduta accidentale.

In Italia i dati dicono che quasi un over 65 su tre cade almeno una volta nell’arco di dodici mesi.

Responsabilità della casa di cura, di riposo, R.S.A. e ospedale in caso di caduta

Le cadute dei pazienti sono uno degli eventi più comuni e frequenti che accadono all’interno delle strutture sanitarie e residenziali e come detto possono avere conseguenze immediate e tardive molto gravi e in alcuni casi letali.

Per prevenire e diminuire tale rischio il Ministero della Salute ha pubblicato il 13 novembre 2001 la Raccomandazione n.13 per la prevenzione e la gestione della caduta del paziente nelle strutture sanitarie.

Si stima che il 78% delle cadute dei pazienti sia prevedibile, grazie a fattori di rischio identificabili nella persona (paziente con difficoltà nel camminare, disorientato o con disturbi dell’equilibrio), il 14% sia accidentale (ad esempio per scivolamento a causa di un pavimento bagnato) e solo l’8% sia imprevedibile (caso fortuito).

Quindi, la maggior parte delle cadute e le relative conseguenze possono essere evitate tramite l’osservazione e valutazione di alcune caratteristiche del paziente e della struttura, l’attuazione di misure di prevenzione, la corretta gestione del paziente caduto e l’idonea formazione per operatori, visitatori e degenti.

Come definito nella stessa Raccomandazione tali interventi di prevenzione e contenimento del rischio devono essere osservati in tutte le strutture sanitarie in cui viene prestata assistenza (quindi ospedali, case di riposo, R.S.A., ecc.).

Queste strutture hanno quindi il compito di valutare tempestivamente e puntualmente le condizioni del paziente e di prestare maggiore attenzione e fornire sorveglianza supplementare in presenza di fattori di rischio come ad esempio:

  • età superiore ai 65 anni;
  • incontinenza;
  • precedenti cadute, paura di cadere o patologie che interessano il piede;
  • riduzione della vista, problematiche dello stato mentale o delle funzioni neuromuscolari;
  • patologie che possono compromettere l’equilibrio posturale, la deambulazione e l’orientamento;
  • assunzione di farmaci che condizionano la stabilità, lo stato di vigilanza e la pressione.

Rientra inoltre nelle responsabilità della struttura identificare ed eliminare anche i fattori di rischio degli ambienti e dei locali che ospitano il paziente (responsabilità dei danni provocati dalle cose che si hanno in custodia, articolo 2051 del Codice civile) come ad esempio:

  • letti o barelle non regolabili in altezza;
  • presenza di oggetti taglienti, di spigoli vivi o di ostacoli (poggiapiedi, tavolini,ecc.);
  • illuminazione carente, pavimenti e scale resi scivolosi dall’usura, dalla presenza di liquidi o dalla mancanza di sistemi antiscivolo;
  • locali con scarsa manutenzione o pulizia;
  • dimensioni non adeguate di stanze e bagni;
  • ausili per la deambulazione (carrozzine) non sottoposti a conforme manutenzione;
  • assenza di supporti per alzarsi da letti, wc e docce.

In aggiunta, è compito della struttura risolvere tutti le carenze del processo assistenziale ed organizzativo in termini di:

  • tempo di assistenza giornaliero per paziente;
  • formazione adeguata del personale;
  • mancanza di personale e turni di lavoro troppo lunghi;
  • dotazione degli strumenti ed attrezzature necessari per la mobilizzazione dei pazienti.

Infine, in caso di caduta del paziente, tutto il personale, sanitario e non, deve essere preparato ad affrontare una situazione di emergenza, a gestire e monitorare le condizioni dell’infortunato e ad effettuare immediatamente tutti i trattamenti necessari per evitare le complicanze immediate e tardive dell’infortunio.

 

Risarcimento danni per caduta del paziente anziano e l’onere della prova

Le strutture sanitarie ed assistenziali sono responsabili della caduta accidentale del paziente e sono quindi tenute al risarcimento di tutti i danni patiti dal danneggiato e dai suoi familiari.

Per liberarsi da tale responsabilità la struttura deve dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare la caduta del paziente.

Nella sentenza n.12033 del 2017, ad esempio, il Tribunale di Roma ha ritenuto responsabile una casa di cura per la caduta dal letto di un paziente che, a causa delle gravi lesioni riportate, decedeva poco dopo nel reparto di terapia intensiva.

Le condizioni della persona ricoverata erano precarie, non era autonomo ed il rischio di caduta era prevedibile, considerati i suoi problemi di equilibrio e deambulazione, inoltre necessitava di maggiore attenzione perché sottoposto a terapia anticoagulante e per di più si erano già verificati precedentemente episodi di abbandono del letto.

La casa di riposo è stata quindi ritenuta responsabile perché non aveva adottato tutte le misure necessarie per evitare la caduta del paziente, nonostante gli evidenti fattori di rischio (tanto da essere ritenuta necessaria l’adozione delle spondine per il letto).

Il giudice ha quindi disposto un risarcimento del danno da perdita parentale in favore dei familiari della vittima e un risarcimento del danno biologico terminale, trasmissibile iure hereditatis agli eredi, per il danno da invalidità totale temporanea patito dalla vittima nel periodo compreso tra il fatto illecito ed il decesso.

Infine è stato liquidato anche un risarcimento dei danni patrimoniali subiti dalla moglie e dai figli della vittima, per le spese sostenute e per il mancato futuro apporto economico conseguente il decesso del coniuge.

La responsabilità della struttura nei confronti del paziente è di natura contrattuale, di conseguenza, per ottenere un risarcimento spetta al danneggiato l’onere di dimostrare la sussistenza di un rapporto contrattuale e di un inadempimento, della casa di cura, di riposo, RSA od ospedale, idoneo a provocare il danno subito.

Mentre la struttura, per liberarsi da tale responsabilità, deve dimostrare che non c’è stato alcun inadempimento da parte sua (art. 1218 Codice civile) o da parte del personale sanitario (art.1228 c.c.) oppure che lo stesso si sia verificato per cause ad essa non imputabili.

Il rapporto invece che intercorre tra i parenti del paziente e la struttura sanitaria è di natura extracontrattuale ed in questo caso per ottenere un risarcimento è necessario dimostrare anche il nesso causale tra la condotta del sanitario e il danno sofferto.

Per verificare il nesso di causalità tra l’inadempimento della struttura ed il danno patito dal paziente il giudice deve applicare il criterio del “più probabile che non”.

Dall’istruttoria era risultato che le sponde del letto, al momento del sinistro, non erano sollevate; quindi, o l’uomo era caduto a causa dell’assenza di tali strumenti di contenzione oppure si trovava fuori dal letto senza la necessaria assistenza, considerato l’evidente e riconosciuto forte rischio di caduta.

Ragion per cui il giudice ha confermato la piena responsabilità della struttura e ha disposto il risarcimento per malasanità per tutti i danni provocati dalla caduta.

 

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Danni e fratture da caduta nel paziente anziano

I soggetti anziani sono più predisposti alle fratture perché tendono a cadere più spesso, hanno riflessi più lenti e loro ossa sono indebolite e rese più fragili dall’osteoporosi (malattia sistemica che consiste nella riduzione della massa ossea e della resistenza dell’apparato scheletrico).

Le fratture da caduta più frequenti sono quelle dell’omero, del polso e del bacino e si verificano in circa il 5% della cadute, segue la frattura dell’anca fino al 2% dei casi. Oltre il 50% delle cadute di una persona anziana provoca almeno un piccola lesione e nel 10% dei casi queste sono gravi (traumi cranici e lacerazioni).

Tra le complicanze mortali più frequenti delle fratture, soprattutto al collo del femore, dell’anca e della pelvi, abbiamo le embolie polmonari (un coagulo di sangue, un ammasso di grasso o una bolla d’aria che ostruisce il flusso sanguigno di un’arteria polmonare e può causare il decesso del paziente per infarto polmonare).

Ad esempio, il 50% dei pazienti che non vengono sottoposti ad una terapia anticoagulante a seguito di una frattura dell’anca sviluppano una trombosi venosa profonda. Per trombosi venosa si intende la formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena.

Quando il trombo si stacca dalla parete del vaso sanguigno avviene l’embolia e circa il 10% dei pazienti con frattura all’anca non trattata con anticoagulanti sviluppa un’embolia polmonare, la quale ha un tasso di mortalità del 21% tra i pazienti ospedalizzati di età superiore ai 65 anni.

La frattura degli arti inferiori aumenta il rischio di sviluppare trombi ed emboli anche a causa dell’immobilizzazione forzata del paziente, che associata al processo infiammatorio in atto, all’edema e al versamento causati dalla frattura determinano il rallentamento del flusso sanguigno.

Altre complicanze da fratture sono le emorragie interne, le infezioni ospedaliere in caso di frattura esposta o di intervento chirurgico (l’osteomielite ad esempio), la sindrome compartimentale (tumefazione del muscolo che a causa di una fasciatura o un’ingessatura può comportare un’ischemia con conseguente sofferenza dei tessuti fino a provocare danni permanenti e necrosi) e lesioni da decubito (a causa dell’immobilizzazione a letto).

La caduta inoltre può determinare nel paziente anche dei danni di natura psicologica come la paura di cadere nuovamente (sindrome ansiosa post caduta), depressione ed insicurezza che provocano un aumento della disabilità nell’anziano e un forte peggioramento della qualità della vita.