Nell’ambito lavorativo, una cattiva postura, il sollevamento di oggetti pesanti, l’utilizzo di strumenti vibranti, i movimenti manuali ripetitivi o di precisione possono creare nel lungo periodo problemi fisici e malattie professionali come la sindrome del tunnel carpale.

Con l’introduzione negli uffici dei computer ad esempio, sono aumentati sensibilmente i casi di lavoratori affetti da questa sindrome, l’uso ripetitivo di mouse e tastiera può provocare patologie al livello del polso e della mano.

Cerchiamo di capire se questa malattia consente di ottenere un risarcimento dall’INAL e dal datore di lavoro per il danno biologico sofferto dal danneggiato e quale punteggio di invalidità permanente le viene attribuito dalle tabelle.

Che cosa è la sindrome del tunnel carpale

Si tratta di un disturbo fisico del polso e della mano causato dalla compressione del nervo mediano e dei nove tendini che scorrono all’interno del tunnel carpale (una struttura osteo-legamentosa compresa tra il polso ed il palmo della mano).

I sintomi della sindrome del tunnel carpale si caratterizzano in dolore, formicolii ed intorpidimenti del polso, della mano, delle prime tre dita e di una parte del quarto dito; a tali sintomi possono seguire anche una riduzione della sensibilità, mobilità e funzione prensoria di tali parti anatomiche.

La sintomatologia peggiora con il tempo e può provocare dolori intensi ed acuti durante i movimenti del polso e durante la notte a causa della pressione e della circolazione sanguigna.

Per diagnosticare la sindrome del tunnel carpale può essere anche sufficiente un esame obiettivo accurato da parte del medico (manovra di Phalen, Segno di Tinel, ecc.), accompagnato dall’analisi dei sintomi del paziente e della sua storia clinica e lavorativa.

Ulteriori esami che possono stabilire l’entità e la causa della sindrome sono l’elettromiografia, la radiografia, lo studio della conduzione nervosa e gli esami del sangue (quando ed esempio si sospetta che la causa della patologia possa dipendere da una malattia come l’artrite o il diabete).

Per curare la malattia, nei casi lievi e moderati si può agire in maniera conservativa con il riposo e l’utilizzo di tutori per il polso ed antinfiammatori; mentre per i casi più gravi e dolorosi sarà necessaria una terapia chirurgica.

 

Cosa provoca la sindrome del tunnel carpale

Tra i fattori di rischio, oltre all’anatomia propria dei pazienti ed altre patologie come obesità, ipertiroidismo, diabete e artrite reumatoide, ci sono alcune attività lavorative manuali e ripetitive.

Come abbiamo accennato all’inizio, l’utilizzo ripetitivo di strumenti vibranti (motoseghe e martelli pneumatici), il sollevamento continuo di attrezzi ed oggetti pesanti (magazzinieri, operai, agricoltori), l’utilizzo continuo nel tempo di strumenti non ergonomici (mouse e tastiera) o lavori di precisione manuale (artigiani) possono provocare, a lungo andare, l’infiammazione del nervo mediano e la sua compressione, con conseguente sindrome del tunnel carpale.

Un altro fattore di rischio sono i traumi e gli infortuni subiti dal polso. Una frattura, ad esempio, potrebbe modificare la struttura osteo-legamentosa del tunnel carpale con un eventuale compressione nel nervo mediano o dei tendini che scorrono al suo interno.

Gli infortuni al polso sono molto frequenti ad esempio nei sinistri stradali, uno scontro frontale automobilistico può provocare, a causa del contraccolpo dovuto alla posizione delle mani sullo sterzo, infortuni a carico del polso; oppure molto più frequenti sono le fratture subite negli incidenti stradali in moto e causate dalla caduta del motociclista sul manto stradale.

In tema di risarcimento danni da infortunio professionale, esistono specifiche tabelle dell’INAIL per le fratture sul lavoro.

 

Come dimostrare la malattia professionale

Il più delle volte l’insorgenza di questa patologia viene constatata e certificata dal medico di famiglia o dal medico specialista; sarà poi il medico legale dell’INAIL a valutare la menomazione in termini numerici in caso di invalidità permanente.

Prima dell’introduzione del Decreto Ministeriale del 9 aprile 2008, il lavoratore per ottenere il risarcimento di una patologia causata dal sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore aveva l’onere di dimostrare il nesso causale tra la patologia e il lavoro svolto, complicando di conseguenza il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL.

Con il Decreto del Ministero del Lavoro sono stati riconosciute come malattie professionale anche quelle causate da sovraccarico biomeccanico, tra cui quelle dell’arto superiore come il polso e mano, comprendendo quindi anche la sindrome del tunnel carpale.

Dopo questo Decreto è ora compito dell’INAIL dover dimostrare che la malattia non sia stata causata dall’attività lavorativa svolta dal professionista.

Quindi si presume sempre che l’origine della patologia sia il lavoro. Per superare tale presunzione, l’INAIL dovrà dimostrare che il lavoro “incriminato” sia stato svolto solo in modo occasionale e non prolungato nel tempo oppure che le cause siano da ricondursi ad eventi e motivi extralavorativi; in caso contrario al lavoratore spettano i risarcimenti e indennizzi previsti per la malattia professionale.

Come stabilito dalle sentenze della Corte di Cassazione e dalla stessa INAIL nella circolare n.47 del 24 luglio 2008, il lavoro, considerato responsabile della malattia o infortunio, viene ritenuto non occasionale quando lo stesso risulti una componente abituale e sistematica dell’attività del lavoratore e faccia quindi parte delle mansioni allo stesso affidate.

 

Tabella dei punti invalidità INAIL per tunnel carpale

Nelle tabelle predisposte dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, attraverso il Decreto Ministeriale del 12 luglio 2000, le parole tunnel carpale compaiono nella lista di menomazioni alle quali corrispondono una percentuale di invalidità permanente.

Più precisamente, al codice 163 della tabella compare la menomazione denominata “Esiti neurologici di sindromi canalicolari con sfumata compromissione funzionale” nella cui definizione rientra anche la sindrome del tunnel carpale.

A tale pregiudizio la tabella dell’INAIL attribuisce un punteggio di danno biologico da invalidità permanente fino a 7 punti percentuali, che variano in base all’efficacia del trattamento e alla mono o bilateralità della menomazione.

Ricordiamo che nel calcolo del risarcimento erogato dall’INAIL esiste una franchigia pari al 6%, sotto la quale l’ente non è tenuto ad indennizzare, tramite capitale o rendita, le malattie professionali e gli infortuni subiti dal lavoratore.

Tuttavia il lavoratore ha la facoltà di poter chiedere, in sede civile, al proprio datore di lavoro, la differenza tra il danno subito e quello riconosciuto dall’INAIL, questa differenza rientra nel cosiddetto risarcimento del danno differenziale.

 

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Come ottenere l’indennizzo INAIL per tunnel carpale

Il lavoratore, a cui viene diagnosticato dal proprio medico di famiglia o da un medico specialista, la sindrome del tunnel carpale, dovrà presentare il certificato medico al proprio datore di lavoro entro 15 giorni, pena la decadenza del diritto ad ottenere un indennizzo per il periodo antecedente la denuncia (art.52 del DPR n.1124 del 1965).

Una volta ricevuto la notifica il datore di lavoro ha tempo cinque giorni per presentare la denuncia dell’accaduto all’INAIL.

Quest’ultima, una volta preso in carico la pratica, potrà richiedere ulteriori accertamenti e visite; successivamente si pronuncerà sul riconoscimento o meno della malattia professionale e sul suo relativo indennizzo.

Ricordiamo che l’ente assicurativo prevede un indennizzo una tantum, calcolato in base ad età e sesso del lavoratore, per gradi di invalidità permanente compresi tra 6 e 15 punti percentuali; al di sopra di questo valore l’indennizzo sarà erogato invece tramite una rendita mensile.