A seguito di un infortunio, di una malattia o di un incidente stradale, per il calcolo del risarcimento danni e delle prestazioni delle assicurazioni sociali INAIL e INPS è importante conoscere a quanti punti di invalidità corrispondono le lesioni riportate.

Come sappiamo esistono delle specifiche tabelle, dove sono elencate le menomazioni risarcibili e le relative percentuali di invalidità, che i medici legali devono utilizzare per valutare l’entità dei postumi riportati dal danneggiato.

La domanda che molti si pongono in caso di danni fisici composti è se, per calcolare la percentuale totale, i punti di invalidità delle singole menomazioni si possono sommare tra loro.

La risposta è no e in questo articolo vedremo il perché e come invece si calcola la percentuale di invalidità complessiva di un danneggiato che ha riportato più di una malattia o una lesione.

I punti di invalidità non si sommano

Come detto, nel calcolo della percentuale di invalidità in presenza di più patologie, i punti di ciascuna menomazione non si possono sommare tra loro.

Il motivo di questa impossibilità sta nel fatto che una somma aritmetica dei singoli valori non rispecchierebbe una valutazione complessiva realistica, in quanto, oltre a sovrastimare l’incidenza delle lesioni nel danneggiato, potrebbe anche portare a risultati superiori al 100%.

In questi casi è compito del medico legale, esaminate tutte le cartelle cliniche, gli esami e i controlli effettuati dal danneggiato ed eseguita la propria visita (compreso un esame obiettivo clinico generale e distrettuale), stabilire nella propria perizia l’entità delle lesioni nel loro insieme e accertare una percentuale di invalidità permanente complessiva e un periodo di danno biologico temporaneo.

In caso di danni plurimi quindi, il professionista non può effettuare una somma dei punti di invalidità delle singole lesioni, ma deve invece valutare una stima complessiva dei danni riportati dal danneggiato nella loro globalità.

Tale valutazione può perciò risentire di una certa soggettività del professionista che la esegue; per questo motivo può capitare che due diversi medici raggiungano due risultati differenti tra loro.

Per questo motivo può essere molto importante, oltre a sottoporsi alla perizia del professionista incaricato dall’assicurazione, eseguire anche una visita medico legale di parte, per avere una seconda valutazione da poter contrapporre a quella assicurativa.

In alcune situazioni comunque, che vedremo nei paragrafi successivi, esistono delle specifiche formule da utilizzare per calcolare la percentuale di invalidità in presenza di infermità plurime.

 

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Lesioni coesistenti e formula di Balthazard

Vengono definite infermità plurime coesistenti quelle lesioni che interessano apparati ed organi funzionalmente diversi tra loro, come possono essere ad esempio due fratture, una alla mandibola e l’altra alla gamba.

Nel calcolo dell’invalidità civile, come stabilito dal DM 05/02/1992, in presenza di lesioni plurime coesistenti è necessario applicare un calcolo riduzionistico, mediante la cosiddetta formula scalare di Balthazard.

Per eseguire questo calcolo è necessario prima effettuare la valutazione percentuale dei punti di invalidità di ciascuna menomazione riportata dal paziente e successivamente applicare la formula riduzionistica, che consiste nella somma di tali valori diminuita del loro prodotto.

Invalidità totale = IP1 + IP2 – (IP1 x IP2), dove IP1 e IP2 sono le percentuali di invalidità delle singole lesioni.

Ad esempio, in presenza di due lesioni coesistenti, tariffate in tabella, una con il 50% e l’altra col 20% di invalidità, il calcolo da effettuare sarebbe il seguente: 0,50 + 0,20 – (0,50 x 0,20).

Come notiamo, l’invalidità totale calcolata attraverso la formula riduzionistica è pari al 60%; sommando aritmeticamente le due percentuali avremmo invece ottenuto erroneamente un risultato pari al 70%.

 

Lesioni concorrenti e formula Salomonica

Per infermità plurime concorrenti si intendono invece le lesioni che interessano lo stesso organo o apparato.

Lesioni concorrenti si verificano ad esempio in presenza di menomazioni acustiche, oculari o articolari, come nel caso della perdita di più dita di una mano.

In questi casi la legge non prevede una specifica formula da adottare per il calcolo dell’invalidità complessiva.

Nel DM 05/02/1992, ad esempio, per il calcolo dell’invalidità civile viene specificato che la valutazione di alcune lesioni concorrenti sono già presenti nelle tabelle, mentre negli altri casi, non potendo effettuare una semplice sommatoria dei singoli valori, è necessario procedere con una stima complessiva, la quale deve essere un valore percentuale proporzionale a quello per la perdita totale dell’organo o dell’apparato in questione.

Tuttavia generalmente, in presenza di infermità concorrenti ci si serve della cosiddetta formula intermedia Salomonica, che consiste nella media tra la somma aritmetica delle singole lesioni e il risultato della formula riduzionistica di Balthazard, che abbiamo visto precedentemente.

Invalidità totale = (SI + FB) / 2, dove SI è la somma delle invalidità delle singole lesioni ed FB è invece il risultato che otteniamo tramite la formula di Balthazard.

Esempio: riprendendo lo stesso caso visto nel paragrafo precedente, con due lesioni tariffate, una al 50% e l’altra al 20%, il calcolo da eseguire sarà pari a: (0,70 + 0,60) / 2.

L’invalidità complessiva in questo caso sarà pari al 65%.

 

Punti invalidità INAIL e formula Gabrielli

In presenza di più lesioni da infortunio sul lavoro o malattia professionale, anche nel calcolo del risarcimento INAIL, i punti di invalidità delle singole menomazioni patite dal lavoratore non si possono sommare tra loro.

Infatti, nella tabella delle menomazioni INAIL, introdotta con Decreto Ministeriale il 12 luglio del 2000, è specificato che qualora il lavoratore riporti danni composti, ossia più menomazioni, la valutazione dell’invalidità non può essere la somma dei valori delle singole lesioni presenti in tabella.

Nei criteri applicativi delle tabelle INAIL si precisa che in questi casi è compito del medico legale procedere ad una stima complessiva del pregiudizio subito dal lavoratore, con riferimento all’entità del danno effettivo della funzione e/o dell’apparato interessati dalle lesioni.

Cosa succede quando le menomazioni non derivano dallo stesso fatto illecito o infortunio (lesioni monocrone), ma invece da eventi differenti in epoche diverse (lesioni policrone)?

Nel risarcimento per malattia professionale o per infortunio sul lavoro ad esempio, qualora il pregiudizio subito dal lavoratore incida su un complesso anatomo/funzionale già lesionato da una menomazione preesistente (quindi lesioni concorrenti) provocata da un evento extra-lavorativo, per calcolare il grado di riduzione della capacità lavorativa si applica la cosiddetta formula Gabrielli, introdotta dall’art. 79 del T.U. n.1124 del 1956.

Invalidità indennizzabile = (AP – AR) / (AP), dove AP è il grado di attitudine al lavoro preesistente (100% – invalidità lesione precedente) e AR è invece il grado di attitudine residuale attuale dopo la nuova menomazione (attitudine preesistente AP – invalidità nuova lesione).

Ad esempio, se una persona a causa di un infortunio sul lavoro subisse una lesione tariffata in tabella con l’8% e qualora lo stesso sistema organo-funzionale fosse già lesionato da una menomazione, dipendente da cause extra-lavorative, valutata con un’invalidità pari al 20%, il calcolo da effettuare sarebbe: (80% – 72%) / 80%.

L’invalidità indennizzabile in questo caso sarebbe quindi pari al 10%.

La stessa formula, definita anche proporzionalistica, viene applicata anche per il calcolo dell’invalidità civile, secondo quanto stabilito dalla circolare n. 14 del 1992, quando le lesioni riportate dal danneggiato gravano su un organo o apparato già interessato da una precedente menomazione non pertinente all’invalidità civile (per causa di lavoro, di servizio o di guerra).

 

Invalidità da incidente stradale in presenza di più lesioni

In entrambe le tabelle, sul calcolo delle micropermanenti (invalidità compresa tra 1 e 9 punti) e delle lesioni macropermanenti (sopra i 9 punti) da incidente stradale, viene specificato che, qualora il danneggiato abbia riportato più lesioni concorrenti o coesistenti, non si può fare una semplice sommatoria delle percentuali previste per le varie menomazioni subite.

Anche in questo caso è affidato al medico legale il compito di effettuare una valutazione complessiva delle lesioni nella loro interezza, prendendo come riferimento il valore tabellare dei singoli pregiudizi e la loro incidenza globale sull’integrità psico-fisica del danneggiato.

Per quanto riguarda le menomazioni preesistenti, ossia quando la lesione da incidente stradale interessa organi o apparati già sede di patologie precedenti, i valori previsti nelle tabelle andranno aumentati o diminuiti in base all’effettiva incidenza delle preesistenze rispetto ai valori medi.

Per chiarire, la percentuale di invalidità per la perdita di un occhio, da parte di un soggetto già monocolo, andrà ovviamente maggiorata rispetto all’indicazione prevista in tabella (in questo caso infatti il risarcimento andrà quantificato sulla base della perdita dell’intero senso della vista e non del solo organo materialmente lesionato nel sinistro).

Situazione opposta invece si può verificare ad esempio quando un soggetto paraplegico subisce, a causa di un sinistro stradale, una menomazione alla caviglia.

Inoltre, come ribadito anche nella recente sentenza della Cassazione n.28989 del 2019, il soggetto già interessato da menomazioni, che subisce a causa di un incidente stradale un aggravamento ulteriore delle proprie lesioni, ha diritto ad un risarcimento maggiore rispetto a quello previsto dalla mera liquidazione dell’ultimo danno subito.

La Cassazione porta ad esempio la persona invalida al 60% che a causa di un sinistro diventa invalida al 70%, in questo caso non si può dire che il soggetto abbia patito una invalidità di soli 10 punti percentuali e quindi calcolare il risarcimento su questo valore.

Secondo la Corte quindi, in queste situazioni la stima del danno deve essere effettuata utilizzando come base di calcolo il valore monetario previsto per un’invalidità del 70%.

In sintesi, in presenza di menomazioni concorrenti, per il calcolo del risarcimento da incidente stradale è necessario sottrarre dal valore monetario dell’invalidità complessiva attuale del danneggiato (punti assicurazione e l’equivalente in soldi), il valore in denaro della percentuale di invalidità preesistente all’illecito.